Il marchese Gioacchino Napolitano Pepoli, Regio commissario generale per la "Provincia dell'Umbria" , provvide, non appena le truppe piemontesi entrarono nella regione il 15 settembre 1860, affinché, all'inizio dell'anno successivo, entrasse in vigore la legge che regolava l'istruzione pubblica (legge Casati). Le uniche scuole a Foligno, degne di questo nome, erano il ginnasio per laici e il seminario per chierici . Il ginnasio venne in seguito riordinato e si riaprirono le scuole serali, chiuse alcuni anni prima per la mancanza di sovvenzioni private, che dovevano insegnare agli operai ed artigiani il nuovo sistema metrico decimale. Sia la scuola tecnica prevista dalla legge Casati sia il "nuovo" ginnasio furono quasi sempre poco frequentati dagli alunni. La scuola d'arte e mestieri sorse nell'anno 1870 per iniziativa della Camera di Commercio ed Arti di Foligno che deliberava di istituire una scuola per coloro che intendevano applicarsi alle arti fabbrili, il legno, il metallo, l'arte muraria. Essa fu riconosciuta dallo Stato nel gennaio 1873. Il 10 luglio 1875 venne approvato dal Ministero dell'agricoltura, industria, commercio il regolamento organico della scuola e nell'ottobre del successivo anno la scuola iniziò la sua attività con 11 allievi iscritti. Il primo corso iniziò a novembre per terminare ad agosto, tranne l'esercitazioni pratiche che proseguivano anche nei mesi di settembre e ottobre. L'insegnamento si svolgeva tutti i giorni feriali per un totale di 60 ore settimanali. La scuola trovò la sua prima sistemazione nel convento di S. Niccolò, che non era adatto a sistemare aule e officine. Nonostante questo e il modesto numero di frequentanti, la scuola si sviluppò acquistando prestigio e rinomanza tanto da richiamare allievi da tutta la regione. La scuola era ripartita in due sezioni: una scuola detta "preparatoria" e l'altra detta "scuola d'arte e mestieri", la prima della durata di due anni e la seconda di tre. L'alunno al termine del biennio di preparazione sosteneva un esame di licenza che doveva comprovare di aver acquistato attitudine nel mestiere da esso prescelto. L'alunno che otteneva il diploma di licenza alla fine del corso quinquennale doveva essere reso abile a fungere da capo officina o di stabilimento industriale sia all'estero sia in Italia. La scuola, come tutte quelle abilitate all'istruzione professionale, dipendeva dal Ministero dell'agricoltura, industria e commercio. I locali erano forniti dal Comune che provvedeva anche al loro mantenimento. Nel primo anno scolastico funzionava la sola officina per falegnami. 10 anni dopo l'amministrazione provinciale mise in evidenza il fatto che la scuola fosse frequentata da un numero sempre minore di alunni nelle classi superiori rispetto alle inferiori. Questo perchè la scuola era frequentata da giovani di famiglia, in massima parte non agiata, e quindi per le eccessive esigenze economiche c'era un' impossibilità a raggiungere il quinto anno. Gli allievi cercarono e trovarono così collocamento prima di raggiungerlo. Gli unici giovani che compivano il corso completo erano in genere coloro che beneficiavano di sussidi straordinari o che erano di famiglie relativamente agiate. La scuola d'arte e mestieri fu caratterizzata nel primo ventennio di vita, da un crescendo di attività culturali e manifatturiere a tal punto che partecipò a tutte le manifestazioni espositive che si svolsero in quel periodo nella regione, in Italia e all'estero. Numerosissime sono le opere e i lavori eseguiti nella scuola, sparsi in città, durante il primo lustro di vita, alcuni dei quali si trovano ancora nei locali del convento di S.Niccolò attuale sede della scuola Media Piermarini. Fu imperdonabile la distruzione dell'aula museo che raccoglieva numerosi lavori quali gessi, ferro battuto, intarsi, intagli, pezzi di macchine e attrezzi industriali. Non resta più nulla del calco in gesso della facciata del tempietto del Clitunno né del calco della porta del Paradiso del Ghiberti mentre sta andando in rovina l'altare di S.Emiliano.