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Dalla sorgente alle case: l’acquedotto

La bontà dell’acqua dei nostri rubinetti

L’acquedotto di Rasiglia è stato costruito nel 1952. Originariamente come materiale fu utilizzato l’eternit, sostituito poi con l’acciaio. La società costruttrice è stata la CREA di Torino.

La sorgente Alza Bove, da cui parte l’acquedotto, arriva, per caduta fino al fungo di Montefalco e si dirama per vari Comuni, come Foligno, Giano dell’Umbria, Gualdo Cattaneo, Montefalco, Castel Ritaldi. In precedenza l’acquedotto della Valle Umbra Servizi  dava acqua anche a Trevi e Spello, tramite i partitori della zona di San  Lorenzo.

In cima all’acquedotto ci sono delle vasche di contenimento appartenenti ad ogni Comune, chiamate vasche di carico. Vicino  c’è un muro di contenimento, dove sono piantati dei pali per contenere un eventuale straripamento del fiume Menotre. Un tempo, quando pioveva molto o nevicava, il fiume era ricco di acqua, ora invece è poco più di un fiumiciattolo. All’interno dell’acquedotto si può vedere dove avviene l’immissione, in piccole quantità, dell’ipoclorito di sodio (1).

Foligno, originariamente, era fornito dall’acquedotto di Acqua Bianca, risalente al 1900. La  rete di distribuzione  è come un anello, su cui vanno a immettersi quattro  pozzi che soddisfano il fabbisogno idrico dei cittadini: San Pietro1, San Pietro 2, il pozzo dell’Azienda e quello di Sportella Marini. Gli ultimi due funzionano sempre, mentre gli altri solo all’occorrenza. Se la pressione rimane costante, ne funzionano solo due, se scende sotto i quattro bar, entrano in  funzione gli altri per fornire tanta acqua quanta ne serve. Se invece la pressione sale sopra i quattro bar, i pozzi vanno a scaricare l’eccedenza di acqua nel serbatoio principale di Foligno, quello dei Cappuccini. Questo serbatoio dovrà essere ampliato, poiché, rispetto a venti/trenta anni fa, non è più sufficiente a coprire il fabbisogno cittadino, sempre in crescita. Giornalmente, pro capite, vengono consumati 250 litri di acqua; in questo conteggio sono compresi, oltre al nostro consumo diretto quotidiano, anche i cicli industriali. Dobbiamo sapere che ogni produzione industriale non può fare nulla senza l’acqua. Per produrre un maglione, per esempio, occorrono 350 litri di acqua, per un paio di scarpe 700 litri, per una macchina 1500 litri. Non c’è un  ciclo di lavoro che non abbia bisogno di acqua. Non tutte le regioni italiane hanno tutta l’acqua che serve loro a disposizione; per esempio in  Sicilia o in Sardegna  l’acqua è razionata. Questo liquido prezioso è usato, non solo per la produzione industriale  ma anche per l’agricoltura. La frutta e la verdura, per crescere e maturare, hanno bisogno di acqua, così come il pesce e la carne che mangiamo.

Quando  le precipitazioni erano abbondanti, la portata di acqua era di 330 litri al secondo, mentre oggi siamo a 130 litri al secondo. C’è stato un calo di 200 litri in meno di dieci anni. Se non impariamo a utilizzare l’acqua in maniera intelligente, in poco tempo, anche in Umbria, verrà a mancare l’acqua. Fino  ad ora, non ci sono stati problemi  grazie alla profondità delle falde  molto ricche dell’Appennino.

Inoltre la nostra acqua, poiché scorre in profondità, non entra in contatto con batteri, foglie ed altre impurità. È un’acqua ricca di minerali, ma non è dura; la presenza di sali di carbonato di calcio e di magnesio (2) si aggira intorno ai 19/24 gradi francesi; non serve quindi usare addolcitori perché il nostro corpo ha bisogno di una certa quantità di sali minerali per rinforzare il nostro scheletro. Un  buon equilibrio idrico e salino è importante per i bambini, per gli anziani, per le donne con problemi di osteoporosi. L’addolcitore può essere utilizzato  collegandolo non al rubinetto dell’acqua che beviamo  bensì ai tubi degli elettrodomestici.

Oltre a quello dell’ottima qualità della nostra acqua, la conservazione nelle bottiglie è  altro motivo per scegliere l’acqua non imbottigliata. Le  bottiglie di plastica o PET (polietilentereftalato) possono assicurare la salubrità del prodotto contenuto solo se conservate in  condizioni ottimali per tutto il tempo  fino al consumo, ossia devono essere mantenute costanti la temperatura,  l’umidità, la luce per evitare che  si bioaccumulino sostanze cancerogene (3) o tossiche  sprigionate dalla plastica della bottiglia. Anche le autoclavi devono essere in acciaio e munite di un rubinetto per facilitarne la pulizia ogni sei mesi.

Il  servizio idrico è gestito dalla USL e dalla VUS. Questi due enti hanno il compito e l’obbligo di controllare periodicamente ventidue Comuni, cha vanno da Nocera Umbra fino al confine con Terni. Devono monitorare la qualità dell’acqua. Per qualità si intendono le caratteristiche chimiche e microbiologiche nei pozzi, dalla sorgente alle più piccole reti di distribuzione. Per monitoraggio della qualità chimica si intende l’analisi di una cinquantina di parametri, i più importanti dei quali sono i nitrati (4), i fosfati tensioattivi (5), come i detersivi, che possono finire nelle sorgenti. Ciò avviene perché qualcuno scarica le scorie industriali vicino alle falde, che, con la pioggia o la neve, vengono trasportate nelle falde stesse. Quando una di queste è inquinata, purtroppo, non si può più recuperare o, perlomeno, utilizzare per la distribuzione di acqua potabile. Periodicamente  vengono fatti  questi esami, non solo in sorgente, ma anche nei serbatoi di distribuzione e sul territorio che porta a quella sorgente, cioè nell’area di salvaguardia. In quest’area, anche per kilometri, non si permette di fare niente, nessuna attività, nemmeno quella di allevamento e di coltivazione. Qualsiasi cosa inquinante, come urina o  feci del bestiame o semi o concimi usati per le coltivazioni, non può essere utilizzata in zone limitrofe alle falde acquifere.

Dopo il terremoto la nostra acqua è migliorata perché i profondi movimenti tettonici dell’Appennino Umbro Marchigiano sono stati talmente grandi e rilevanti  che hanno arricchito di carbonato di calcio e magnesio   le acque pubbliche.

Nell’analisi  microbiologica si prendono in considerazione i batteri che sono presenti  nell’acqua  ma anche nell’ambiente, e non sono nocivi. A volte sono utili, come, ad esempio, quelli che si trovano nello yogurt, nel vino, nei formaggi. In altri casi si parla di famiglie di batteri patogeni, cioè quelli che causano malattie a uomini e animali come il colera. Per   questo vengono analizzati tre parametri microbiologici: esseracali coliformi, totali, enterococchi. Le analisi di laboratorio dei  campioni rivelano la eventuale contaminazione fecale o ambientale dell’acqua. Quando  le sorgenti sono molto superficiali, l’acqua trascina con sé alcune particelle di terreno o fili d’erba, dove crescono i batteri. L’importante è che non ci siano batteri patogeni. Per purificare l’acqua da questi batteri si immettono piccole quantità di ipoclorito di sodio (varichina), che li uccide. 

Per evitare   epidemie l’acqua  viene analizzata due volte, dalla VUS e dalla USL.

NOTE

1) L'ipoclorito di sodio è il sale di sodio dell'acido ipocloroso. La sua formula chimica è NaClO. Una soluzione al 5% circa di ipoclorito di sodio in acqua è nota come candeggina, varechina, nettorina o conegrina; una soluzione di colore giallo dal caratteristico odore penetrante. Puro, è un sale pentaidrato (NaClO-5 H2O) che fonde a circa 18°C ed è particolarmente instabile. Sia per sfregamento sia per riscaldamento, a temperature superiori a 35°C può decomporsi in maniera anche violenta. Proprio per questo non è mai commercializzato e impiegato puro, ma viene invece usato in soluzione acquosa, a concentrazione generalmente non superiore al 25%. Essendo il sale ottenuto da una base forte neutralizzata con un acido debole,   impartisce   all'acqua una    reazione   alcalina; una soluzione di 160 g in un litro d'acqua ha pH 12 a 18 °C.

2) II carbonato di calcio è il sale di calcio dell'acido carbonico. Puro, a temperatura ambiente è un solido bianco poco solubile in acqua, cui impartisce una reazione lievemente basica: 100 grammi in un litro di acqua a 20 °C formano una sospensione il cui pH è circa 10. Come gli altri carbonati, subisce decomposizione per riscaldamento o per contatto con sostanze acide, liberando anidride carbonica. Il carbonato di calcio è il maggiore componente del calcare sciolto nell'acqua ed il principale responsabile della sua durezza. In natura, il carbonato di calcio è il materiale che costituisce, in tutto o in parte, una grande varietà di tipi di rocce: il marmo, le rocce calcaree, il travertino. I minerali costituiti da carbonato di calcio sono l'aragonite e la calcite. Industrialmente, trova impiego come materia prima nel processo Solvay della sintesi del carbonato di sodio. È inoltre usato come colorante alimentare, identificato dalla sigla E 170.

3) La maggior parte delle sostanze cancerogene è stata scoperta nel secolo scorso: ne 1930 è stato sintetizzato il primo composto cancerogeno, il dibenzatracene, nel 1932 il benzopirene. Prima di trattare i principali composti cancerogeni presenti negli alimenti, è opportuno definire cosa si intende per sostanza cancerogena. Secondo i dottori James e Elizabeth Miller, un cancerogeno è "un agente che, somministrato ad un animale previamente non trattato, induce, per azione genotossica diretta, un incremento statisticamente significativo dell'incidenza di una data neoplasia rispetto agli animali di controllo (non esposti all'azione dell'agente in questione); ciò indipendentemente dal fatto se, nella popolazione animale di riferimento, l'incidenza spontanea della neoplasia in oggetto sia bassa o alta".In parole povere, un agente cancerogeno è una sostanza in grado di aumentare la probabilità di insorgenza di un tumore negli animali da esperimento.

4) Lo ione nitrato è un importante anione poliatomico. Esso ha formula NO3-, e come numeri di ossidazione +5 per l'azoto e -2 per ogni atomo di ossigeno. Viene ridotto ad ammoniaca dalla lega di Devarda, formata da una miscela di polveri metalliche. Lo ione NOs" proviene dalla dissociazione completa dell'acido nitrico HNO3 o dei nitrati quando sono sciolti in acqua. Ciò avviene secondo la seguente formula:

                        HN03   +   H20           H30+   +   N03-

Poiché l'acido nitrico è un acido forte, lo ione nitrato, che costituisce la sua base coniugata, presenta soltanto ridottissime proprietà basiche. Per questo motivo i suoi sali con metalli alcalino-terrosi e di transizione, che sono tutti idrosolubili e che sono detti nitrati, hanno spesso pH acido in soluzione acquosa (salvo il caso in cui la parte cationica sia l'acido coniugato di una base forte), nitrati, composti in cui è presente lo ione nitrato, sono i sali dell'acido nitrico. Sono tutti molto solubili in acqua e per questo motivo sulla crosta terrestre si possono trovare solo in tenitori estremamente aridi. I più diffusi in natura sono il nitrato di sodio e il nitrato di potassio.

5) In chimica inorganica, lo ione fosfato è un anione di formula PO43-. In questo ione il fosforo assume stato di ossidazione +5. Consiste In un atomo di fosforo centrale circondato da quattro atomi di ossigeno, formanti un tetraedro. È la base  coniugata dello ione idrogeno fosfato HPO42- coniugato a sua volta dello ione di idrogenofosfato. La maggior parte dei fosfati è solubile in acqua.